Anche se non ci hanno fatto un film al riguardo, anche noi a Bali abbiamo vissuto una situazione in stile “Mangia, Prega, Ama”, con la differenza che nel nostro caso non c’era Javier Barden a salvarci fra le braccia dell’amore.  Nonostante la sua mancanza (che abbiamo affrontato tutto sommato bene), l’esperienza che abbiamo vissuto nell’isola ci ha insegnato tanto e ci ha lasciati con una frase in testa (tanto semplice quanto profonda) che difficilmente riusciremo a dimenticare: “Vuoi essere felice? Trova un’ora al giorno da dedicare solo a te”.

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Ci trovavamo in uno dei quartieri minori della periferia di Ubud, a circa una dozzina di km dal centro. Avevamo cercato questo posticino, una piccola guesthouse a conduzione familiare, proprio per avere un punto di ritrovo accogliente e godere delle bellezze dell’isola senza dover necessariamente attingere al flusso principale nel quale si muove il turismo di massa.

Seppur la nostra permanenza prevista non era a tempo indeterminato, desideravamo entrare in contatto con “la vera Bali“, non perché l’avessimo vista nel film della bella Julia, quanto perché per noi il viaggio è sempre stato il momento perfetto per confrontarci con realtà diverse dalla nostra e trarne degli insegnamenti da portare con noi.

Ma questa all’inizio era solo un’idea, non sapevamo ancora che avremmo incontrato Desak, non un santone, non una guida spirituale (se non per la sua famiglia), solo un uomo normale, saggio come i suoi capelli bianchi e crespi, che della sua vita ha composto una tela piena di principi e di saggezza. Insegnamenti che si racchiudono attorno alla frase che ci disse il giorno prima della nostra partenza, concetto che ci colpì tanto da farci riflettere da li in avanti.

“Vuoi essere felice? Trova un’ora al giorno da dedicare solo a te”

Siamo rimasti nella Guesthouse di Desak per diversi giorni, tanto da poter assaporare ogni angolo di quella tenuta racchiusa fra gli alberi di frangipani, e poter riflettere su cosa regalava all’isola quell’aria semi-magica, semi-paradisiaca. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come ci siamo arrivati a questa considerazione.

Nelle mattine passate alla Guesthouse, la sveglia per tutta la famiglia era prima delle 6. Le soffici preghiere venivano profumate dai dolcissimi incensi che loro bruciavano in onore delle divinità a cui si rivolgevano.

Pur non essendo religiosi, siamo rimasti affascinati nell’osservare con occhi esterni i rituali mattutini compiuti dalla famiglia balinese che ci ospitava. L’equilibrio e l’eleganza dei loro movimenti conferiva a tutto il momento di raccolta un fascino ineguagliabile. Il colore dei fiori, il profumo dell’incenso, era come se ammorbidissero tutti i movimenti di un rituale antico e profondamente sentito, seppur ripetuto quotidianamente, anche più volte al giorno.

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Finiti i rituali Desak si spostava in un altro ambiente della tenuta, in prossimità degli alberi e si metteva a meditare, talvolta nella posizione del loto, altre volte semplicemente seduto a guardare le foglie, ad ascoltare il canto degli uccelli, con lo sguardo perso nel nulla. Questo a volte anche per ore.

Facciamo una piccola pausa.

Davanti ad una scena del genere un occidentale reagirebbe in mille modi: il non capirne le motivazioni, né come si possa stare immobili a fare praticamente nulla potrebbe portare a deridere o schernire scetticamente questo genere di “pratiche”, sappiamo per certo che alcuni potrebbero slanciarsi addirittura in insulti misti.

Ma questo succede proprio perché coloro che sono cresciuti avvolti e risucchiati all’interno dei ritmi frenetici di una società che non si ferma mai, finiscono per credere che l’unica cosa giusta sia effettivamente non fermarsi mai, e che pertanto il tempo passato a meditare o ascoltare il suono della natura sia effettivamente tempo “sprecato”, o il mero risultato della pigrizia.
Ma qui non siamo in occidente, e noi siamo affascinati dal modo in cui Desak impegna il suo tempo, perché quella forza benefica che trasmette ogni volta che siamo in sua compagnia non ci è proprio passata inosservata.

E c’è una cosa che ci ha colpiti ancora di più dei rituali e delle ore che l’uomo passava a meditare. Il suo sorriso.

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L’uomo raffigurato è solo un esempio dei sorrisi che vedi da quelle parti

Era come se il sorriso gli partisse da una remota parte della sua anima, non era, come nel caso di molte delle persone che incontriamo nella nostra quotidianità, semplicemente una smorfia facciale o un convenevole per farci sentire accolti; era molto di più.

Nei giorni passati nella guesthouse ci siamo fatti incuriosire dalla sua originale “routine” (se così possiamo chiamarla) e ci siamo avvicinati più volte a chiacchierare, non che lui non fosse socievole, anzi, era sempre felice di scambiare qualche parola, non aveva mai l’aria di uno che ti fa capire “mi hai disturbato”.

Desak non solo parlava l’inglese (nel suo passato aveva anche viaggiato), ma ci spiegò volentieri la sua visione delle cose, raccontandoci degli aneddoti che sostanzialmente indicavano che lui non aveva mai “rincorso la vita”. L’aveva vissuta un pò alla volta, passando molto tempo a meditare e ad “ascoltare la natura”.

In Indonesia questa visione della vita è molto diffusa, un pò per la povertà in cui la popolazione è cresciuta, un pò perché la vita senza piaceri ma piena di “tempo” è parte della mentalità insita in loro.

“Non misuri chi sei da ciò che possiedi fuori, ma da ciò che ti porti dentro”, diceva.
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Una saggezza che oggi quasi non ci appartiene più?

“La vita”, ci raccontava, “è un percorso nel quale ad ognuno di noi vengono dati dei doni: gli affetti, la natura, noi stessi e soprattutto il tempo.

Il tempo è quello che permette a tutto di stare in equilibrio, in quanto, tutti i doni che abbiamo avuto, hanno bisogno del loro tempo”.

La vita di oggi per come la conosciamo noi invece è il più delle volte una rincorsa a tutto, una rincorsa agli impegni, agli oggetti, ai divertimenti, alle mille cose futili di cui riempiamo la nostra mente. Anche le cose che ci fanno piacere, come andare al mare o in palestra, spesso le facciamo di corsa perché siamo troppo presi dalle altre cose da fare.

Ma pensiamo mai a noi stessi? Ci prendiamo mai del tempo per pensare, riordinare le idee, rilassarci, o semplicemente “fare nulla”?

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Lo stress oggi sembra essere la piaga principale della nostra società, i mille impegni, le responsabilità, il lavoro, la famiglia, tutto sembra mettere ulteriore carico su quello che la nostra mente deve gestire quotidianamente; ed in questo vortice è semplicissimo dimenticarsi di sé stessi, di prendersi delle pause, di fermarsi un attimo a pensare o paradossalmente a cercare di non pensare (cosa a cui pochissimi sono abituati).
Proprio perché lo stress è la conseguenza dei troppi pensieri nella nostra testa, quale migliore antidoto se non quello di togliere qualche pensiero o di toglierli temporaneamente tutti?

Da qui la frase che Desak ci disse il giorno prima che ce ne andassimo: “Vuoi essere felice? Trova un’ora al giorno da dedicare solo a te”.

Questo semplice concetto racchiudeva in sé una grande verità, che tante volte avevamo letto dai libri ma che mai avevamo provato sulla nostra pelle, una di quelle frasi famose che credi sia una frase fatta fino al giorno in cui capisci che è una semplice e profonda verità: “la felicità è dentro di te, non fuori”.

Cosa significa questo? Sono felice e non lo so? 

Significa che l’essere umano non è fatto per fare 1000 cose contemporaneamente, non è fatto per essere sempre attivo né tantomeno non avere mai un attimo di pace. Abbiamo bisogno di non sovraccaricarci troppo, se vogliamo stare bene e non finire in pappa allo stress e all’infelicità.

E se trovare un equilibrio con sé stessi contribuisse a trovare la felicità??

Alcuni degli studi effettuati sul tema della felicità, come ad esempio il corso specifico creato all’università di Yale, nel quale gli studenti venivano guidati in un percorso di “ritrovamento dell’io e delle proprie passioni”, mettevano in evidenza come la quantità di tempo che dedichiamo a noi stessi è direttamente rapportata all’equilibrio che riusciamo a sviluppare nelle decisioni e nei rapporti quotidiani. Avere più tempo per pensare ci porta ad essere più riflessivi nel momento in cui le decisioni ci si presentano davanti, ad affrontare meglio i rapporti interpersonali e quelle connessioni che ci portano a relazioni più profonde e più durature, fonte inesauribile di buoni spunti e di sorrisi, energie sane per la nostra mente.

Molti di quelli che riescono a ritagliare del tempo con se stessi hanno notato un notevole miglioramento dei momenti passati a contatto con altri, come conseguenza di un preliminare controllo delle proprie emozioni e della propria persona. Migliorano i rapporti fra partner, con la famiglia, con il lavoro, perché principalmente migliora il rapporto con sé stessi.

Tiziano Terzani, in “Un altro giro di giostra” diceva: “Perché non c’è dubbio: più ci avviciniamo a quel che veramente siamo, più siamo felici. A ogni età. Tutto sta nel sapere chi siamo” (Pag.410).

Il concetto è semplice: Vuoi essere felice?

Non è necessario troncare tutto, distruggere le tue abitudini o stravolgere la tua vita per trovare un pò di serenità; certo, se ti accorgi che qualcosa di quello che attualmente fai ti mette particolarmente sotto stress, sicuramente vorrai affrontarlo a dovere e pensare seriamente a come risolvere.

Ma all’infuori dei ritmi della tua vita, trovare un’ora al giorno da dedicare alla tua persona, senza distrazioni, senza cellulari, senza rumori né altre fonti di preoccupazioni potrebbe essere davvero un toccasana per l’anima.

Che questo si applichi all’ascoltare musica, fare uno sport come lo yoga, sedersi in giardino a sentire il vento, guardare il fuoco scoppiettare, disegnare mantra o origami, conta più il fatto di avere un momento personale, senza che necessariamente sfoci in qualcosa da fare. Basta poco, non devi necessariamente diventare un monaco tibetano per trovare la propria serenità. 😄

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Credi che sia possibile applicarlo alla tua quotidianità?

Ora starai pensando: “ma già non ho tempo adesso, figurati se dovessi ritagliarmi un’ora tutta per me” Beh, se questa è la tua potenziale risposta, sappi che è ancora più importante che ti adoperi subito per rimediare a situazioni che potrebbero darti più stress di quello che pensi.

Non lasciare che la vita ti sovrasti privandoti di ciò che hai di più importante, te stesso, e di impedirti di godere del tuo tempo, dei tuoi affetti, della bellezza di quello che ci circonda; tutte cose preziose che potrebbero non tornare più.

Ti capita di desiderare di scappare, cambiare vita e fare un’esperienza ai limiti dell’incredibile?

Abbiamo raccolto dei racconti di vita vera, di viaggi, di confronti ai confini del mondo, e le abbiamo raccontate in questo blog; per ispirare, per dare coraggio, per sorprendere e far sognare. La storia di Claudio e dei suoi 4 anni in giro per il mondo ci ha lasciati senza parole, dagli un’occhiata.

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La nostra visita a Bali!

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